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Qualcuno salvi Lord Grantham dall’emancipazione a Downton Abbey

Stasera su Retequattro la puntata speciale a chiusura della terza stagione. La storia, ambientata in un castello dello Yorkshire, inizia con una discriminazione di genere che sarà riscattata nel corso di tutto il resto della serie

Qualcuno salvi Lord Grantham. O forse è meglio di no. Mettiamo subito in chiaro le cose, la pluripremiata Downton Abbey, di cui in Italia vedremo stasera la puntata speciale a chiusura della terza stagione (su Retequattro) è un culto. Negli Stati Uniti la premiere della quarta serie (la quinta e forse ultima è ancora in fase di realizzazione) ha tenuto incollati allo schermo più di 10 milioni di telespettatori. In Italia gli appassionati, purtroppo, sono molti di meno.

Ricercata e affascinante, la serie in costume scritta dal premio Oscar Julian Fellowes, ambientata nello sfarzoso castello di Downton, è una galleria di personaggi dal maggiordomo Carson (Jim Carter) a Martha Levinson (Shirley MacLaine), estremamente caratterizzati, pieni, non scontati, quasi mai tutti buoni o tutti cattivi.

Le vicende dei conti di Grantham iniziano con il rischio che lo sconosciuto e lontano cugino Crawley metta le mani sulla loro amata tenuta nello Yorkshire. La primogenita Lady Mary (Michelle Dockery), infatti, in quanto donna, non può ereditare. Ma nonostante (o forse proprio per questo?) il pretesto narrativo che dà il via alla storia metta in luce una discriminazione di genere, tra i piani di lettura della serie c’è un filone evidente e costante: il racconto delle diverse forme di emancipazione femminile e di affermazione di sé delle protagoniste.

Quella clausola contrattuale (neanche a dirlo voluta da un uomo), quell’iniziale peccato originale, a cui persino la tradizionalista e conservatrice Lady Violet si opporrà, saranno in qualche modo riscattati per tutta la narrazione del telefilm.

Tra un tè e l’altro le donne di Downton Abbey non lottano per l’emancipazione, si emancipano e basta. E non lo fanno ingaggiando una battaglia contro l’altra metà del cielo, ma perseguendo piccoli e grandi obiettivi in una “scalata” quotidiana che non è privilegio esclusivo di un genere, una generazione o un ceto sociale.

Dalla “sguattera” Daisy (Sophie McShera), che potrebbe aprire un’attività tutta sua, alla secondogenita Edith (Laura Carmichael), che mollata sull’altare decide di accettare una collaborazione con un giornale, dalla cameriera Anna (Joanne Froggatt) che salverà il marito messo nei guai da un’altra donna, fino all’intraprendente cugina Isobel (Penelope Wilto), le donne sono il vero motore di Downton.

L’unico che pare non riuscire a emanciparsi, sebbene sia molto amato dai perenti e benvoluto dal personale a servizio, è proprio il capofamiglia, Robert Crawley (Hugh Bonneville), sesto conte di Grantham. Tanto per cominciare capofamiglia sì, ma fino a un certo punto, sempre un po’ all’ombra dell’ingombrante, inevitabile e quasi imperturbabile contessa madre Lady Violet, meravigliosamente interpretata da Maggie Smith. (A questo proposito c’è da dire che tutto il cast sembra ormai una sola cosa con gli abitanti dei piani alti e bassi di Downton).

Chiariamoci, il conte è un buono, un giusto, una sorta di principe illuminato nei confronti di servitù e fittavoli, cerca sempre di agire per il bene della famiglia, ma per lui non c’è scalata – forse perché è già all’apice – solo una più o meno accondiscendente capitolazione. Così mentre la moglie Cora (Elizabeth McGovern), durante la Prima Guerra Mondiale, lavorando per la prima volta in vita sua, si dà da fare per gestire Downton, temporaneamente diventata un ospizio per i feriti, lord Grantham, che pure un tempo ha combattuto al fronte, non può far altro che consumare la sua colazione da solo e girare per l’enorme castello indossando la divisa al posto degli abiti da sera, soffrendo e sentendosi trascurato dalla consorte, che infatti sarà sul punto di tradire. Ma non è l’unico a perdere la sfida, se affiancato alla sua compagna nel gioco delle coppie vere o di fatto (in senso lato) che popolano Downton: Matthew/Mary, Tom/Sybil, Bates/Anna, Carson/Hughes.

Nella terza stagione la progressiva resa di un Lord Grantham sempre più accerchiato si fa via via più evidente e inevitabile: accetterà, tra le altre cose, il battesimo cattolico della nipotina Sybil, una nuova gestione amministrativa della tenuta da parte di Tom (Allen Leech) e Matthew (Dan Stevens), sostenuti da Lady Cora e Mary, una figlia giornalista… Solo sui domestici il conte sembra riuscire a esercitare ancora il suo benevolo potere.

Qualcuno salvi Lord Grantham, perché neanche per un conte illuminato come lui è facile emanciparsi dall’emancipazione femminile.