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Scarlett, un secondo e mezzo di faccina che vale un’intera cinematografia

Scarlett Johansson autentica diva nel nuovo spot di Dolce&Gabbana per il profumo The One diretto da Martin Scorsese. Accanto a Matthew McConaughey, nell'ormai consolidata tradizione degli short film firmati dai grandi registi per la moda

Esercizio di riflessologia applicato al volto di Scarlett Johansson nello spot, quello ultimo, di Dolceggabbana.

Quando quel bonazzo di lui in bianchennero che si capisce che stavano insieme, il bonazzo e la Scarlett, alla fine fa: “Dovremmo tornare indietro”. Metaforico, Scorsese. Indietro, capito, no?

Mina, New York, i due che si amavano e ora buoni amici come noi. “È qui che vivi?” chiede lei. “No, qui è dove mi chiederai di sparire”. E la porta su una scala antincendio, su fino al tetto, con lo skyline di sfondo. Come e perché sono le domande da non fare, lo sapete, nelle pubblicità dei profumi. Quindi lasciate perdere tutto questo. E concentratevi come farebbe un neurologo sul sopracciglio di Scarlett, il sinistro, che si inarca appena dice we, noi.

E trema, quasi impercettibile. “Dovremmo tornare indietro”, hai detto? Come ridestandosi. Un filo di vento le scompiglia le ciocche. Mentre sta per dire qualcosa, forse quella cosa, quella che avrebbe voluto dire e non ha detto quella volta. O quella che vorrebbe dire adesso, ma non riesce.

La bocca si apre, come per prendere respiro, ma poi tace. Negli occhi scorre un vagone di tristezza, passa lì in mezzo veloce e potrebbe essere anche a Subaugusta o Rogoredo. Sospeso. Quell’attimo, lì. L’attimo, il kairos. Quando poi è gol o palo, amore o singhiozzo.

Noi due. “Sì, dovremmo”. Mi sembra un organo che viiiiiiibraaaa, sotto. Ora, se lo ha fatto apposta a guardarlo così, a inarcare il sopracciglio così, vado a cercare lavoro a Porta di Roma. Perché sulla sua faccia, in quel secondo e mezzo di faccina che vale un’intera cinematografia, si accendono tutte, ma proprio tutte le lucine e gli special del flipper che è quella attrice. E una volta che hai attaccato la spina non c’è mestiere, non c’è arte, è come un reset: “Dovremmo tornare indietro”, taglia corto lui, come fosse un Mastroianni. “Sì, dovremmo”, risponde, dopo quella esitazione infinita come un tap-in, come il risucchio di Lennon in Girl.

Lui, come al solito, non ci ha capito un cazzo, triste destino anche dei migliori. Gli occhi di Scarlett rimbalzano qua e là, si guardano dentro, si perdono e ritrovano come in un morso. Torna in te, torna in te, ormai non lo hai detto, non lo hai fatto, è passato. Passato. Tutto volge al consueto, anestetico, controllabile, gestibile. Tutto diventa normale. Matthew che fa il maranga, si avvicina, solita strategia della prossimità, tutto più chiaro, tutto prevedibile. Slogan, fine, OK.

Passerei ore e ore a rivedere quel secondo e mezzo, quell’occasione che etimologicamente tramonta, quando batte la palpebra a scrollarsi dal viso il sorriso che affetta per riprendersi. Le labbra che si gonfiano e stringono, non fa più male. E tutti i colori di quel bianchennero. Dove lui fa lui e lei, la Scarlett, tutti noi.