Cultura e spettacoli
Approfondimento, di ,

Regali last minute? Una lista di scrittrici con cui entrare in libreria

Il Natale  fa venire una gran voglia di leggere e comprare libri. Proviamo a focalizzarci sul lato femminile del mercato editoriale, da Isabel Allende a Banana Yoshimoto, da Margaret Mazzantini a Claudia Durastanti

Un premio Nobel per la letteratura a una donna è sempre una festa, perché succede di rado e perché la letteratura sta diventando sempre di più un affare per donne. È una festa e un riconoscimento, per certi versi, e la formidabile forza dei racconti di Alice Munro sembra il miglior viatico per provare ad affrontare con almeno un po’ di fiducia il futuro del libro. Quello lontano, se volessimo abbandonarci alla suggestione, e quello vicino, per rimanere coi piedi per terra.

I libri, in Italia come ormai pressoché dappertutto, li leggono soprattutto le donne, anche se per il momento continuano a scriverli soprattutto gli uomini. Questo, ad esempio, può voler dire che le donne alla lunga finiranno per capire gli uomini molto di più di quanto non avverrà a parti invertite. Ma il gioco di oggi è un altro, ed è molto semplice: il gioco è prendere l’occasione del Natale che arriva e che fa venire a tutti una gran voglia di leggere e comprare libri, e focalizzarci sul lato femminile del mercato editoriale italiano. Libri scritti da donne. Tutto qui.

Ci sono i grandi nomi, quelli che hanno un passato che parla per loro e possono quasi campare di rendita. Tipo Isabel Allende, della quale è appena uscito Il gioco di Ripper (Feltrinelli), o Banana Yoshimoto, con A proposito di lei (sempre Feltrinelli). Oppure, per venire alle italiane, Margaret Mazzantini, anche se il suo Splendore (Mondadori) è una storia molto, molto maschile.

Sugli scaffali troverete in bella mostra fregiato da una scintillante fascetta rossa Danza delle ombre felici (Einaudi), ultima fatica della Munro, e poi ci sarebbe il crudo e doloroso memoir di Joyce Carol Oates: Storia di una vedova (Bompiani), in cui l’autrice americana condensa il tempo consumato dopo la morte del marito, avvenuta nel 2008. Rimanendo in America, ecco l’eroina delle nuove generazioni affamate di immaginari cult, ovvero Jennifer Egan. La scrittrice premio Pulitzer 2011 (per Il tempo è un bastardo) ha scritto una breve spy story concepita per essere pubblicata su Twitter, con brandelli di testo da 140 caratteri. Si intitola Scatola nera, e da noi la pubblica Minimum Fax.

Lasciando le acque sicure del mainstream, facciamo subito tappa in Brasile, da Adriana Lisboa: il suo Blu corvino (La nuova frontiera) è un gran bel romanzo di formazione on the road. E poi altre due italiane, l’ineffabile Elena Ferrante, che ha licenziato per e/o il terzo capitolo della saga L’amica geniale (Storia di chi fugge e di chi resta), e la giovane Claudia Durastanti, che col suo secondo, americanissimo, romanzo A Chloe, per le ragioni sbagliate (Marsilio), ha confermato tutto il suo talento. Se invece vi volete fidare di Obama, provate con La moglie di Jhumpa Lahiri (Guanda). Pare sia nella lunga lista dei libri dello shopping natalizio del presidente americano.

Chiudiamo allontanandoci dalla narrativa pura. Curarsi con i libri (Sellerio, edizione italiana a cura di Fabio Stassi), di Ella Berthoud e Susan Elderkin, in realtà della narrativa fa uso per mettere a punto una sorta di prontuario medico-letterario: per ogni malanno, vedrete, c’è un romanzo terapeutico. Strenna perfetta. Sabina De Gregori dopo Banksy e Obey torna a raccontare la street art con C215 (Castelvecchi), mentre Silvia Rocchi è l’autrice di L’esistenza delle formiche (Becco Giallo), la vita di Tiziano Terzani a fumetti.

In coda due libri scritti da uomini ma che parlano di donne, e che non potrebbero essere uno più lontano dall’altro: Le lettere d’amore di Enrico VIII ad Anna Bolena (Nutrimenti) e Marlene in the Sky (Gallucci), storia di una quindicenne che Gianluca Morozzi ha voluto concepire musicista, fumettara e dotata di superpoteri. Make your choice.