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La libreria di Montse Serrano, circolo di lettura e crocevia di umanità

A Barcellona la +Bernat attira intellettuali e scrittori, uno dei quali, Enrique Vila-Matas, ha reso protagonista di Un’aria da Dylan la sua fondatrice, forza della natura in sedia a rotelle

Probabilmente la storia di Montse Serrano e della sua libreria incastonata nella parte sinistra dell’Eixample, il grande reticolato urbano sorto a metà dell’Ottocento diventando lo sfogo necessario della borghesia rampante barcellonese, è troppo letteraria per insegnarci davvero qualcosa. Lei dice che la sua +Bernat può essere un esempio, che a certe condizioni le librerie indipendenti possono ancora farcela, che rinnovando la propria identità stare sul mercato è possibile eccome, e naturalmente ha molte ragioni. Però anche Montse, come noi, sa benissimo che non capita tutti i giorni che una libreria indipendente e la donna che da sempre le dà volto e anima finiscano nelle pagine del romanzo di uno degli scrittori più amati e odiati, e quindi influenti, del proprio paese.

A lei e alla +Bernat sì, è capitato. Lo scrittore è Enrique Vila-Matas, vive dietro l’angolo, e il romanzo in questione è Aire de Dylan, uscito in Spagna, e in Italia per Feltrinelli col titolo di Un’aria da Dylan, nel 2012. Nella libreria, bene o male, si svolge tutta la parte centrale della storia, e il piglio, il sorriso luminoso, l’intensità della donna in sedia a rotelle che fa gli onori di casa sulla pagina scritta sono gli stessi di quella che accoglie chiunque varchi la soglia del numero 8 di Carrer Buenos Aires in un qualsiasi giorno dell’anno.

“Enrique Vila-Matas ci ha trovato un posto nello scaffale della letteratura contemporanea”, dice Montse, il che vuol dire più o meno tutto. Dopo l’uscita del libro è arrivata una popolarità clamorosa, gente che veniva a cercarla da tutta la città e da tutto il mondo, sono venuti le interviste e gli articoli di giornale, l’ultimo proprio qualche giorno fa, in Cina. Lei lo mostra con orgoglio, nella foto compare vicino a un Vila-Matas in vena di burle, l’indice puntato verso l’obiettivo. Tra gli ideogrammi si riescono a indovinare il suo nome, quello della libreria e quello dello scrittore in caratteri latini.

La verità è che la +Bernat è una libreria splendida che meriterebbe tutta la fortuna piovutale addosso anche se non fosse inciampata in questa storia di meta-letteratura che riassume al meglio l’idea che della letteratura ha Vila-Matas, realtà e finizione intrecciate e sfumate l’una nell’altra fino a far perdere le tracce di sé. Montse, che vive da sempre dall’altra parte della strada, la rilevò sul finire degli anni Settanta dal fondatore, e fino a qualche tempo fa la portò avanti come ogni altra piccola libreria indipendente in ogni angolo del pianeta. Con passione e acume, e tirando la cinghia al massimo.

“Chi dice che il libro è in crisi”, spiega lei, “non dice tutto il vero. Perché quando mai non abbiamo vissuto tempi difficili? È sempre stato durissimo, per noi, andare avanti”. C’è la passione, appunto, che ti spinge. Ma che da sola non basta. Perché qui si tratta di fare impresa, e la regola numero uno dell’impresa è l’intraprendenza. “Rinnovarsi è fondamentale. È grazie ai cambiamenti che ho messo in atto qualche anno fa che adesso la +Bernat funziona”.

Successe nel 2009. Il sexy shop che sorgeva nel locale a lato fu costretto a chiudere, e Montse non ci pensò su due volte: lo spazio me lo prendo io. Aveva in testa già da un po’ un modello di libreria diversa, con un caffè, dei tavolini dove sedersi a leggere o a bersi qualcosa, magari un pianoforte. E molte iniziative che la rendessero viva dal lunedì al sabato, alcune più canoniche come presentazioni di libri e gruppi di lettura e altre più azzardate come laboratori di scrittura creativa e concerti.

Da sola però non ce la poteva fare. “Così chiesi a un po’ di amici di darmi una mano. Risposero in tanti, una ventina, facemmo una società e ci imbarcammo in quest’avventura”. La nuova +Bernat aprì i battenti nel 2010, ora, tre anni dopo, i soci sono diventati cinquanta. “E sono tutti orgogliosi di farne parte”, spiega lei, che da parte sua è orgogliosa di poterlo raccontare.

Pochi minuti dopo entra una bionda vestita a righe bianche e rosse, accenna qualche parola in italiano, parla di Roma e della Sicilia con amore e divertimento, poi indica Montse e dice quanto è fenomenale questa donna in sedia a rotelle che potrà avere sessant’anni e che li ha trascinati in un piccolo sogno. La libreria, Vila-Matas, quest’incredibile vitalità culturale, e loro che ne sono parte integrante. La bionda è una socia e, sì, è evidentemente orgogliosa.

Ancora qualche minuto e fa il suo ingresso un uomo che sembra il prototipo del catalano di mezza età: solido, faccia torva, occhiali e barbetta incolta. Si aggira per la libreria, la bionda dà di gomito a Montse e le chiede se è davvero lui. Lui chi? “Non consci Sergi Pàmies? Ma qui è una celebrità! Uno scrittore fantastico. Ha anche un programma alla radio. È simpaticissimo”, dice la bionda. L’uomo si avvicina a Montse, saluta e chiede di usare il computer, il mese prossimo parlerà del suo nuovo libro proprio alla +Bernat, ma per decidere la data deve dare un’occhiata su Google, perché se è un fine settimana c’è la Liga, e se è un martedì o un mercoledì c’è la Champions. Il Barça prima di tutto: e nessuno, neanche le due donne, sembrano aver qualcosa da obiettare a questo comandamento. Che avevamo detto? El Sergi, il brillante scrittore che qua piace a tutti, è un catalano da manuale.

Barcellona è così, la +Bernat è così. Ad ogni modo, con Enrique Vila-Matas non andò come è andata stavolta con Pàmies. Non è un vecchio amico di Montse, come si potrebbe essere orientati a pensare, né è entrato per caso in libreria passeggiando per il quartiere. “Me lo presentò un amico comune”, dice lei. “Prima mi racconta che Vila-Matas sta cercando casa nei paraggi, poi che l’ha trovata. E alla fine me lo porta”. I due si piacquero subito. E quando Montse dedicò il club di lettura mensile al suo nuovo libro, era Dublinesque, decise di invitarlo, e lui accettò e partecipò.

Qualche tempo dopo le svelò che nel suo prossimo romanzo l’avrebbe citata. “Ne fui contentissima, ma poi non gli chiesi più niente per molto. Per pudore”. Trascorso qualche mese, Vila-Matas tornò sulla faccenda. Non so se ti riconosceranno, le disse. “E io: hai messo il nome della libreria? Sì. Hai messo il mio nome? Sì. Hai messo la sedia a rotelle? Sì. E allora come è possibile che non mi riconoscano?”. Vila-Matas la prendeva in giro. Montse Serrano non poteva sapere che Montse Serrano sarebbe stata uno dei personaggi cruciali di Un’aria da Dylan, che dentro la sua +Bernat si sarebbe dipanato un buon terzo del romanzo.

Ora, sicuramente anche grazie all’attenzione dei media locali, le iniziative della libreria sono sempre affollate, e sempre più variegate. “Bisogna avere il coraggio di cambiare”, ripete lei. E quindi la settimana prossima ci sarà un concerto di una band di ragazzini, e quindi ecco le serate a tema su Paesi poco conosciuti (l’Armenia, la Mongolia), ecco anche una presentazione di 50 sfumature di grigio con una professionista del sadomaso a ragionare sul libro. “All’inizio ero perplessa. Invece è stato eccezionale!”.

Ma intanto in Spagna, come da tutte le altre parti, i librai indipendenti continuano a chiudere. “Certo, si legge meno perché gli stimoli sono sempre di più, e la gente ha sempre più fretta. Leggere è un’attività faticosa, richiede pazienza. Però molti miei colleghi rimangono a braccia conserte e si lasciano morire così. Devi darti da fare. Io mi sono appena gemellata con una libreria di New York e una di Shanghai che si chiama 2066 in onore di Bolaño. Faremo delle presentazioni comuni in streaming. I tempi cambiano, e anche noi dobbiamo cambiare”.

Che Montse abbia ragione è fin troppo palese. Porta anche dei numeri: i titoli – due su tre in castigliano, uno in catalano – oscillano, a seconda dei periodi, tra i seimila e i diecimila, nel 2012 ha fatturato il 34% in più rispetto all’anno precedente. Però è vero, c’è poco da fare, la faccenda di Enrique Vila-Matas fa la differenza. Di sicuro chiunque di noi vorrebbe una libreria come la +Bernat nel proprio quartiere. Di sicuro questo pezzo di Eixample è un luogo privilegiato. Qualche anno fa ha perso un sexy shop, ma ha guadagnato un posto tutt’altro che nascosto tra gli scaffali della letteratura contemporanea. Scusate se è poco.