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Sapevate che quella ragazza di fuoco ha fatto il liceo classico?

Piccolo tutorial per padri in affanno sul nuovo capitolo della saga di Hunger Games creata da Suzanne Collins: con la bella scoperta che Jennifer Lawrence piacerebbe anche a uno come Michele Serra

Lo so che l’ha fatto apposta. Lo so che piazzare a un certo punto del trailer Philip Seymour Hoffman, cioè indiscutibilmente l’attore più bravo del mondo, è un messaggio in codice a padri come noi. Che non siamo ancora ridotti come Michele Serra ma solo perché le nostre figlie sono in fascia protetta e si sdraiano a guardare Peppa Pig, non Katniss Everdeen. Cioè Jennifer Lawrence. Cioè La ragazza di fuoco. Cioè la protagonista della saga di Hunger Games. Cioè il successo annunciato più annunciato del mondo, che in Italia esce oggi ma che nel primo weekend negli Stati Uniti ha già incassato molto più di tutti e tre i film di Checco Zalone messi insieme. Il mainstream che avanza.

Il film che si deve vedere se si è giovani nell’era post-Twilight e che Michele Serra probabilmente non vedrebbe mai. Il film che immagini parli solo a quelli sotto i venti anche perché la critica lo definisce teen movie ma allora ti chiedi perché non scriva che l’ultimo Haneke è un film “vietato ai giovani”, o “solo per adulti”, meglio se in là con l’età.

Bene. La prima notizia è che La ragazza di fuoco è un film per tutti, non solo per gli under 20. La seconda è che farà dimenticare Twilight. La terza è che il personaggio di Katniss Everdeen è destinato a restare con noi a lungo e quindi è meglio fare le presentazioni subito.

È difficile capire perché si diventa mainstream, lo si sa sempre dopo. Il segreto della saga inventata da Suzanne Collins è probabilmente la fusione di antico e moderno, anzi di classicità e ipermodernità. Classicità nell’evocazione della lotta tra gladiatori, in un’arena che ricorda l’architettura monumentale di Albert Speer e l’estetica celebrativa di Leni Riefenstahl, ma anche Ben Hur e i Giochi di Olimpia.

Lei, Katniss, è una formidabile arciera, come Diana o le Amazzoni (e come Lara Croft), con una confidenza prometeica con il fuoco. Lo stato di Panem richiama fin dal nome l’antica Roma, dove i circenses sono proprio gli Hunger Games, che sembrano direttamente ispirati ai sacrifici umani di Atene al Minotauro: Creta come Capitol City che, dopo aver sconfitto tutti gli altri distretti, ordina che ogni anno un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni vengano spediti nell’Arena a combattere. Katniss Everdeen è il nuovo Teseo.

Poi, però, il mondo in cui la protagonista vive è una specie di futuribile incubo totalitario, un Grande fratello del nuovo secolo, dove si prova a distrarre la popolazione che muore di fame e sull’orlo della rivolta con un talent show estremo, in onda 24 ore su 24.

I protagonisti di La ragazza di fuoco sono guerrieri riluttanti. Katniss combatte per salvare la sua comunità e non ha tempo per altro: è fatta per la guerra, non per l’amore, ma non per scelta. Il suo vestito da sposa bianco prende fuoco. “Nessuno è vincitore, siamo solo sopravvissuti” spiega una molto consapevole Katniss durante il Tour della vittoria, prima di essere richiamata in guerra per gli Hunger Games della memoria, special edition, una sorta di Anno santo per i 75 anni dall’anniversario della Ribellione. In questo senso Katniss ricorda più la Nikita di Luc Besson che The Bride di Tarantino, anche perché ne La ragazza di fuoco non c’è vendetta, piuttosto una disperata rassegnazione alla violenza, alla lotta, alla sopravvivenza.

Ora, per pietà non vi diremo come andrà a finire, anche se in rete – dove la saga va fortissimo così come nei negozi di videogame – raccontano già cosa sarà di Katniss anche nel terzo e quarto episodio, della sua treccia nera e della sua spilla dorata. Vi diremo solo che l’amico Peeta Mellark forse è qualcosa più di un amico (nonostante la catatonica espressività del volto di Josh Hutcherson) e che, ai padri come noi, il finale ricorderà molto The Truman show.

Non solo. Il meccanismo del gioco sembra un po’ Rollerball (1975), e il film è pieno di attori bravi, non solo Philip Seymour Hoffman, da Donald Sutherland a Stanley Tucci ad Amanda Plummer. Insomma, c’è anche tanto cinema. D’altra parte Jennifer Lawrence, 23 anni, è una di noi: ha raccontato di essere rimasta folgorata a sedici anni da Il grande Lebowski, mica da Twilight, scoperto grazie ai fratelli maggiori e poi rivisto in loop decine di volte. Il Michele Serra che è in noi ha gioito.