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La rivoluzione dei “tributi” italiani per vedere a Roma La ragazza di fuoco

I fan di Hunger Games hanno fatto una campagna attraverso i social per portare in Italia la premiere dell'ultimo film della saga. “Se non vengono in Italia", twittavano, "scateneremo una rivolta”

Sono stati i “tributi” italiani, ovvero i fan di Hunger Games, a convincere la casa di distribuzione del film Lionsgate a portare in Italia il cast al completo per la premiere che si è svolta a Roma durante lo scorso festival del cinema. Loro, con le decine di migliaia di tweet cominciati all’inizio dell’estate, che da settembre hanno inserito di prepotenza gli hashtag #ItalianPremiereCF e #LaRagazzaDifuocoRoma (da solo, quasi un milione di tweet) nei top 10 trending topic.

Del resto Hunger Games è il primo franchise cinematografico ad aver debuttato in piena era social (Harry Potter, Twilight o Il signore degli anelli sono “nati” prima del boom), e Lionsgate e Universal Pictures Italia hanno cavalcato l’onda lunga di Facebook e Twitter, ma anche di Tumblr e Instagram, fin dall’inizio della promozione del primo film della saga.

L’evento in streaming della premiere al Festival di Roma è stato seguito in diretta da oltre 31.000 persone che hanno scritto più di 7.000 commenti, la registrazione dell’evento è stata vista oltre 40.000 volte nelle successive 36 ore e il messaggio di ringraziamento ai fan italiani da parte del cast ha già ottenuto centinaia di retweet.

Ma è quando si va a leggere i singoli interventi dei “tributi” che ci si accorge delle dimensioni emotive e psicologiche del fenomeno. “Jen sei troppo troppo troppo TUTTO!” scrive una fan. “Oggi portavo la treccia alla Katniss”, confessa un’altra.

Una dimensione che è anche collettiva, secondo quelle modalità di aggregazione che fanno dei social i generatori di instant community: “Fiero di essere un tributo. Fiero di avere dei compagni come voi! Fiero di credere in attori come loro!”, esulta un tweet. “Siamo un fandom fantastico. Restiamo sempre così. Grazie”, rincara un secondo. “In alto le tre dita per me!”, esclama un terzo, facendo riferimento al gesto con cui gli abitanti dei distretti in Hunger Games indicano la loro adesione al movimento dei ribelli contro il regime vigente.

Eccolo qui, il nocciolo del movimento che ha portato a Roma il cast de La ragazza di fuoco: “Se non vengono in Italia, faremo scoppiare una rivoluzione”, twittava una “tributa”. “Sappiamo come si fa: ce l’ha insegnato Katniss”.