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“Sono le nostre storie che ci ricreano quando siamo lacerati, feriti, distrutti”

Il discorso di Doris Lessing in occasione del premio Nobel per la letteratura assegnatole dall'accademia svedese nel 2007. " Tutti quelli che ho incontrato in Africa, tutti, mi hanno supplicato di avere dei libri"

Mi trovo su una soglia a guardare attraverso nuvole di polvere che soffia, verso dove mi dicono che c’è ancora foresta non disboscata. Ieri sono passata in macchina fra migliaia di ceppi e resti bruciacchiati di incendi dove, nel 1956, c’era la più meravigliosa foresta che io abbia mai visto, ora tutta distrutta. La gente deve mangiare. Ha bisogno di carburante per accendere il fuoco.

È il nordovest dello Zimbabwe all’inizio degli anni Ottanta, e sono venuta a trovare un amico che insegnava in una scuola di Londra. È qui per “aiutare l’Africa”, come diciamo noi. È un’anima dolce e idealista, e quello che ha trovato in questa scuola lo ha talmente scioccato che è entrato in una depressione dalla quale ha fatto fatica a riprendersi. Questa scuola è come ogni altra costruita dopo l’indipendenza. Consiste in quattro grandi stanze di mattoni una accanto all’altra, messe direttamente nella polvere, un due tre quattro, con mezza stanza a un’estremità, che è la biblioteca. In queste aule ci sono delle lavagne, ma il mio amico si tiene i gessi in tasca, perché altrimenti verrebbero rubati. Nella scuola non c’è un atlante o un mappamondo, non ci sono libri di testo né quaderni né biro… Nella biblioteca non ci sono libri del tipo che gli alunni vorrebbero leggere, ma solo tomi di università americane, difficili perfino da sollevare, rifiuti delle biblioteche bianche, gialli o titoli come Weekend a Parigi o Felicity trova l’amore.

C’è una capra che cerca di trovare sostentamento in un po’ di erba vecchia. Il preside della scuola si è intascato i fondi ed è stato sospeso. Il mio amico non ha denaro perché tutti, alunni e insegnanti, glielo chiedono in prestito quando viene pagato e probabilmente non glielo restituiranno mai. Gli allievi hanno dai sei ai ventisei anni, perché alcuni che non hanno ricevuto un’istruzione da bambini sono qui per recuperare. Alcuni allievi percorrono molte miglia a piedi ogni mattina, che piova o faccia bello, attraversando anche i fiumi. Non possono fare i compiti perché nei villaggi non c’è la luce, e non si riesce a studiare facilmente alla luce di un ciocco di legna che brucia. Le ragazze devono andare a prendere l’acqua e cucinare prima di di avviarsi a scuola, e poi quando tornano.

Mi siedo col mio amico nella sua stanza, la gente passa timidamente, e tutti supplicano per avere dei libri. “Per favore, ci mandi dei libri quando torna a Londra”, dice un uomo, “ci hanno insegnato a leggere ma non abbiamo libri”. Tutti quelli che ho incontrato, tutti, hanno supplicato di avere dei libri.

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Il testo originale in inglese