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Margherita Buy: “Con Viaggio sola ho dimostrato di essere diversa”

Grazie al ritratto di una "donna anomala" che non confonde singletudine con solitudine nel film di Maria Sole Tognazzi l'attrice preferita di Nanni Moretti ha cambiato la percezione che il pubblico ha di lei e del suo modo di recitare

Viaggio sola è il titolo del film di Maria Sole Tognazzi per cui Margherita Buy ha conquistato il David di Donatello e il Ciak d’oro. La storia è quella di una donna, Irene, che di mestiere si sposta continuamente, perché è un’ispettrice incaricata di valutare gli alberghi extralusso di tutto il mondo.

Il film, che ha incontrato il favore del pubblico e realizzato incassi di tutto rispetto, è ora distribuito in dvd da Teodora Film e CG Home video. Ne abbiamo parlato con l’attrice in occasione del premio Medaglie d’oro – Una vita per il cinema dove Margherita ha ricevuto il riconoscimento come miglior attrice.

Il successo di Viaggio sola è stato una sorpresa?

Sì, non perché pensassi che la storia e il film non fossero sufficientemente belli, ma perché in Italia quando una cosa va bene è sempre una sorpresa .

Maria Sole Tognazzi dice che Irene, la protagonista del film, è una “donna anomala”. Perché?

Perché è una single sopra gli ‘anta senza figli che è soddisfatta della propria situazione, non si sente né frustrata né infelice, ama il suo lavoro e ci tiene alla sua indipendenza. Ed è serena, solidale nei confronti delle donne e affettuosa verso gli uomini.

Il suo personaggio è stato accolto con molto affetto, nonostante la sua “anomalia” all’interno del cinema italiano.

Direi che è anomalo anche per il cinema internazionale, in quanto è stato poco raccontato ovunque. Credo sia per questo che Viaggio sola è stato acquistato già da molti paesi, in primis la Francia, e so che c’è anche una distribuzione americana. Significa che il film ha colmato una lacuna.

Che cosa l’ha attratta di quel ruolo?

Mi ero stufata di interpretare donne cornute e strapazzate. Questo personaggio mi ha messa alla prova, consentendomi di fare qualcosa di diverso e dimostrare che non sono sempre uguale a me stessa.

Il che è servito anche per la sua carriera?

Sì, sono uscita dal solito ambito ansiogeno di donna con problematiche e ho mostrato quello che posso fare, e che tanta gente credeva che io non sarei mai stata capace di fare.

E i viaggi che ha intrapreso per il film?

Quelli sono stati per me un incentivo ulteriore ad accettare la parte, anche perché abbiamo girato in alcuni degli alberghi più belli del mondo, da Berlino a Parigi, da Gstaad a Marrakesh a Shangai.

Che ruolo le piacerebbe interpretare adesso?

Sono pronta a qualunque esperienza, eccetto forse l’horror, anche se invecchiando mi verrebbe bene… Mi piace continuare nel viaggio di raccontare le donne della mia età nei loro cambiamenti.

Che impressione si è fatta del cinema italiano?

È un cinema che ha pochissime possibilità, pochissimi soldi, e ciò nonostante ogni tanto tira fuori cose meravigliose: il documentario che ha vinto a Venezia, Sacro Gra, è un esempio bellissimo. Penso che siamo bravi, almeno quanto i cineasti europei, solo che abbiamo troppi pochi soldi, e troppa poca fiducia in noi stessi. Siamo sempre noi i primi a denigrarci.

Che cosa chiederebbe al governo per il nostro cinema?

Di considerarci una piccola ma importantissima industria. Si parla sempre delle imprese che chiudono ma mai di quanta gente si trova oggi senza lavoro nel cinema, come se il nostro settore fosse una categoria di serie B. È assurdo, perché anche noi siamo piccoli imprenditori che debbono realizzare un buon prodotto italiano.

In quanto donna, trova delle difficoltà specifiche nel cinema?

No, anche se non lavoro moltissimo. Ma penso che un attore debba puntare sulla qualità invece che sulla quantità. Può essere che agli uomini arrivino più progetti, ma non sempre sono di livello, anzi: spesso la qualità è pessima.

Il successo di Viaggio sola è anche il frutto della cordata al femminile che l’ha realizzato?

In effetti sul set eravamo tante donne: la regista, la sceneggiatrice Francesca Marciano – ma c’era anche uno sceneggiatore maschio, Ivan Cotroneo -, io come protagonista femminile, Fabrizia Sacchi nel ruolo di mia sorella. Tutto questo ha creato un’atmosfera particolare. Ed è qualcosa di cui ci sentiamo molto fiere.

Se dovesse passare un messaggio a sua figlia sull’essere donna, quale sarebbe?

Di rendersi libera attraverso lo studio, di farsi una cultura e riuscire ad affrancarsi dalle convenzioni della sua epoca.

Ha già iniziato a lavorare al nuovo film di Moretti, che si intitola proprio Margherita?

Ancora no. Non so nemmeno quando inizieranno le riprese. Spero presto!

Ma di che parla?

Non posso dire niente, anche perché non lo so neanch’io veramente.

È contenta che il film porti il suo nome?

Non credo che quello sarà il titolo definitivo. Era il titolo del trattamento che ho letto, ma conoscendo Nanni non rimarrà lo stesso. Non mi darebbe mai questa soddisfazione! (Ride)

Altri progetti?

Niente che possa dare come sicuro. Il lavoro di attrice è il più precario che esista, ma almeno restiamo in movimento: sempre in viaggio.