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Se Miley Cyrus si accende una canna sul palco, a suo modo lo fa per tutte noi

Ha vinto il premio per il miglior video agli EMA e ha provocato facendo di nuovo parlare di sé. Mettetevi l'anima in pace, non tornerà Hanna Montana. Lei è libera, per niente scema e col portafogli pieno. 

E così Miley Cyrus si accende una vera o finta canna sul palco degli MTV Europe Music Awards, tenuti ad Amsterdam, dove lei ritira il premio come miglior video per Wrecking Ball. La scena incriminata dura circa 15”, MTV taglia la testa al toro e censura il clip durante la messa in onda dello show in territorio americano. Nessuno si chiede se sia opportuno censurare anche la porzione dell’esibizione musicale dove Miley si fa sculacciare da una nana coperta di latex. A questo ci siamo abituati più o meno tutti. Alle canne – che paura! – no. Nonostante il primo singolo estratto dall’ultimo album parli di cocaina e di Ecstasy, l’immagine di Miley Cyrus che si infila in bocca un presunto mozzicone di spinello, nella città dove sarebbe pure legale, viene considerata eccessiva.

Sono quattro anni esatti che si scrive intorno a Miley Cyrus, invitandola a rivestirsi, pentirsi e tornare a essere la brava ragazza di una volta; tornare a somigliare al personaggio che lei interpretava nella serie TV Disney Hannah Montana, insomma. E sono quattro anni che Miley, via via con maggior chiarezza, invita l’interlocutore a lasciarla stare, ribadendo che lei fa quello che vuole, grazie mille. Possiamo datare il ciclo delle Cyrus-notizie con precisione perché quattro anni sono passati dal suo primo vero «scandalo» televisivo, quell’accenno di pole dance eseguito sul palco dei Teen Choice Awards 2009. L’attrice comica Kathy Griffin, specializzata nel prendere in giro i personaggi del momento, dedicò ampio spazio al resoconto di quella performance; in seguito, però, Griffin raccontò di aver incontrato Miley di persona, e pare che Miley la abbracciò e baciò, rise con lei, le chiese «allora, cosa dirai di me la prossima volta?», eccetera. Tutto tranquillo. Due professioniste dello spettacolo avevano capito di potersi piacere, o almeno piaciucchiare.

Miley stessa ha definito le sue più recenti uscite come uno «strategic hot mess»; se hot mess si può tradurre come «persona sgangherata, fuori controllo», canne e sguaiataggine fanno parte di un progetto preciso. Si va dal punto A al punto B.  Persino il tanto vituperato twerking, l’insieme di mosse che lei avrebbe rubato alla cultura afro-americana contemporanea, non è nulla di più estremo rispetto a quanto avrebbe fatto una ragazza bianca italiana a una festa di matrimonio tra bianchi italiani. (Sul rapporto specifico tra Miley Cyrus e la cultura hip hop, un riassunto di buon senso l’ha fatto la blogger Elena Mariani). Al limite, ci si può chiedere se il Metodo Miley nasce dalla semplice osservazione di quello che la cantante ha già intorno oppure dal desiderio di lanciare una piccola moda, anziché seguirla.

Nella stessa intervista dove parlava di strategic hot mess, però, Miley aggiungeva: «in questo momento preciso della mia carriera io posso essere esattamente chi voglio essere; posso divertirmi senza pensare alle conseguenze».

Facciamo un passo indietro. Miley Cyrus è la figlia-pupilla di Billy Ray Cyrus, cantante country di enorme successo commerciale nei primi anni ’90, rapidamente iscrittosi alla parabola decadenza / insuccesso / DIO / risalire la china grazie a Dio. Miley è quindi cresciuta nella casa di un ex ragazzaccio diventato fervente cristiano conservatore e di una ex groupie diventata madre e manager. E negli ultimi quattro anni le vicende della famiglia Cyrus sono state una variante della più consueta dinamica da sitcom, papà pasticcione / mamma severa / figlia ribelle. In questo psicodramma in onda a reti unificate, quindi, Billy Ray è quello che dichiara «la mia famiglia è nel mirino di Satana», all’indomani del video di Can’t Be Tamed,  mentre Miley è la figlia finto-scema con molto più sale in zucca del previsto: quella che accetta di prendersi in giro da sola al Saturday Night Live, quella che duetta con Robin Thicke, dimostrando che il successo «controverso» dell’estate 2013, Blurred Lines, è una pura goliardata per ambosessi, non un inno misogino. Chi si preoccupa di salvare una Povera Ragazza Ingenua dalla crudeltà dell’industria musicale non presta attenzione al fatto che Miley ha il pieno controllo delle proprie azioni. Non è plagiata, e non è ubriaca.

Consideriamo la pessima ondata globale di articoli usciti nell’ultimo mese a proposito di reati contro le donne, le stesse cose scritte in Italia, in Inghilterra, in Texas, tutte costruite intorno alla frase «…sì, lo stupro è un crimine, ma le ragazze di oggi devono imparare a bere di meno, a vestirsi in maniera più modesta, a dare meno confidenza ai maschi…» (approfondimento qui).

Ecco, io non ho dubbi in materia: le scelte creative di Miley Cyrus sono orientate in primo luogo alla salute del portafoglio di Miley Cyrus. Però queste scelte sono anche la trave nell’occhio di chi osserva «le ragazze di oggi» senza mai muoversi dalla terrazza di casa propria. A suo modo e per ragioni sue, Miley Cyrus lo fa per noi.