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Raccontare l’autismo in tv attraverso la storia di una donna speciale

Fra le interpretazioni più intense di Danes c'è il ruolo della docente universitaria autistica Temple Grandin, per cui ha vinto un altro Emmy. In questa intervista l'attrice ricorda quell'esperienza

Non solo Carrie, ruolo che le è valso ben due Emmy e due Golden globe. Claire Danes, attrice perfezionista (Romeo+Giulietta, The Hours), è specializzata in ritratti di donne al limite. Nel 2010 infatti si era fatta sedurre dalla rete via cavo Hbo (I Soprano, Sex and the city, Newsroom, Trono di spade) e aveva accettato un ruolo nel film Tv biografico su Temple Grandin. Una zoologa, una scienziata. E un’autistica.

Classe 1947, Grandin ha cambiato il modo di gestire il bestiame nell’industria alimentare americana, e ha cambiato il modo di vedere la sua malattia. Ha scritto libri, tenuto conferenze, partecipato a dibattiti. L’autismo comporta una difficoltà di rapportarsi agli altri dovuta spesso a un’ipersensibilità: il mondo esterno è recepito in maniera così vivida e forte che l’autistico è portato a ritirarsi in un mondo suo più calmo e pacifico. Invece di autoescludersi, Grandin ha combattuto per essere di questo mondo, e lasciarci un segno.

Tutto questo racconta il film tv (in Italia andato in onda su Sky) diretto da Mick Jackson (Guardia del corpo), nel quale Danes si trasfigura letteralmente in Temple, tra mimica ed espressione vocale.

Come ti sei preparata al ruolo?

Conoscevo già un po’ Temple Grandin, ho fatto un po’ di ricerche prima di accettare la parte. È stato intenso e stimolante. Più leggevo, più mi affascinava la sua figura: non potevo non intepretarla. Questo non significa che non fossi terrorizzata. Il processo di sviluppo del personaggio di Temple è stato molto coinvolgente, piuttosto lungo, c’era molto lavoro da fare ma è stato decisamente gratificante. È stato un ruolo straordinario.

Quanto tempo ha passato con la Grandin?

Ho passato un pomeriggio con Temple, le ho fatto fin troppe domande, lei è stata molto generosa. Ho avuto un dialect coach, e abbiamo realizzato un nastro con le conversazioni che avevo avuto con Temple. Lo ascoltavo compulsivamente fra un ciak e l’altro, sentivo la necessità di avere la sua voce sempre in testa.

In che altro modo si è preparata ad interpretare una donna autistica?

Con una coreografa ho incontrato delle ragazze autistiche per cercare di capire il linguaggio fisico della malattia. Abbiamo notato come gli autistici non si vogliano connettere con gli altri. Io invece tendo sempre a chinarmi verso le persone, quindi ho modificato il modo di pormi di fronte agli altri durante le riprese. E poi avevo dei denti finti, molto scomodi! L’autismo ha lasciato a Temple i suoi denti da latte. Spesso mi toglievo i denti finti, poi mi dimenticavo di rimetterli, e così c’era sempre qualcuno che gridava: “I denti di Claire!”.

Il film è punteggiato da diversi inserti iperreali: scene immaginifiche in cui gli oggetti prendono fuoco perché Temple sente caldo, o scene in cui le cose diventano forme geometriche e misure matematiche. Come mai?

Temple si autodefinisce una “pensatrice visiva”, e dunque il regista Mick Jackson ha pensato che questo fosse il modo migliore per mettere in scena il suo modo di pensare. La sceneggiatura poi ha saputo rendere bene Temple, raccontando la sua storia in modo coinvolgente, accattivante e anche informativo.

Dice Temple all’inizio del film: “Non sono come tutti gli altri. Vedo il mondo per immagini. E le connetto”. Non essere come gli altri però non significa essere di meno…

Credo che questa sia l’idea più importante del film: raccontare un essere umano che affronta la sfida della diversità. Si imparano tante cose dall’autismo, la gente sta iniziando a capire come funziona e come impatta sulle persone. Oggi l’attenzione per l’autismo sta crescendo, attraverso la conoscenza del fenomeno le persone stanno diventando più tolleranti e aperte.

Temple Grandin ti ha consentito di vincere un Golden Globe e un Emmy. Anche Homeland è una serie si successo e molto premiata. Pensi che la Tv ormai offra più ruoli interessanti del cinema?

La televisione si è molto raffinata, è diventata più sofisticata negli ultimi dieci anni, grazie ad esempio a case di produzione come Hbo. Non credo sarebbe stato possibile trovare i finanziamenti per un film come Temple Grandin per il cinema. Non è una commedia, non è un action movie, non è un sequel, non è un film d’animazione… E a Hollywood ormai vogliono solo quelli.