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Carrie Mathison: l’eroina di Homeland, che non deve chiedere scusa a nessuno

Il personaggio interpretato da Claire Danes, che ha appena vinto un meritatissimo Emmy, mescola genialità e follia, caparbietà professionale e arroganza visionaria con sfacciata, affascinante, disturbante complessità

E poi è arrivata Carrie Mathison, la protagonista della serie televisiva Homeland interpretata da Claire Danes. Una brillante analista della CIA. Giovane, testarda, arrogante, convinta che sia in preparazione un attacco terroristico sul suolo americano. Un’analista che, per ottenere ciò che vuole seguendo la sua ostinata intuizione, non esita a buttare là un ammiccamento sessuale persino al suo superiore che la vede come una figlia.

È così testarda che organizza clandestinamente un’operazione di videosorveglianza a un marine appena liberato dalla prigionia in Iraq. È convinta infatti che il suo ritorno da eroe in America nasconda un tradimento: il marine Brody è forse un terrorista. Questo il succo di Homeland, in onda da tre stagioni sul canale satellitare Fox.

Poi è arrivata Carrie Mathison. Una donna che soffre di un disturbo bipolare. Ha nascosto il suo stato alla CIA e continua a farlo. Spesso non prende le sue medicine. Forse tutto quello che vede in Brody è solo una proiezione della sua mente malata, e quello che passa per geniale intuizione è solo febbrile stato confusionale.

Il fatto è che quel marine per lei è diventato un’ossessione, soprattutto da quando, da brava voyeur, ne spia la vita a ogni ora del giorno, anche quando fa l’amore con sua moglie. Carrie è una che va nei bar a rimorchiare tipi per una notte sola, forse – secondo consolidati cliché – ha solo un disperato bisogno di connessione con gli altri.

Perché Carrie Mathison a un certo punto decide di superare il limite, decide di mischiarsi alla vita di Brody personalmente: come una Mata Hari d’altri tempi fa la spia offrendo sesso in cambio di informazioni. Solo che Carrie Mathison supera così tanto il limite che finisce per innamorarsi di quell’uomo: improvvisamente fantastica di nidi d’amore come una Madame Bovary qualsiasi. È allora, solo allora, che la brillante schizofrenica analista della CIA perde la sua lucidità, quella vera.

Innamorata, Carrie non vede più quel che dovrebbe vedere. Si fida, la nuova Carrie, per scoprire che invece aveva ragione l’altra Carrie, quella che prima di diventare folle d’amore era folle di lavoro: Brody ha tradito (la patria, sua moglie, lei stessa).

Brody è un terrorista. Ma la sua pazzia è lucida, razionale, calma, diremo maschile. Invece quella di Carrie, certificata anche dalla medicina, ha la colpa di essere pure fuori controllo, arrogante, ossessiva, molto femminile. Secondo consolidati cliché, Carrie che accusa, pedina, insegue Brody è solo una qualsiasi donna abbandonata. Sapete no, quelle che dopo essere state piantate senza alcun motivo (qui, in realtà, denunciate alla CIA) vogliono ancora qualcosa, persino delle spiegazioni (qui, in realtà, convincerti a non diventare uomo-bomba).

Carrie sventerà il piano di Brody, senza saperlo. Ma nella seconda stagione di Homeland (in onda su Fox), i giochi si riapriranno e Carrie darà ancora la caccia all’uomo che ama, fino a compromettersi di nuovo, fino al prossimo cambio di opinione, piano, atteggiamento: siamo ormai alla terza stagione, è anche il genere spy story che disegna così la nostra protagonista.

Sì, alla fine sì, è arrivata Carrie Mathison. Non abbiamo forse amato per anni il dottor House, il genio misantropo drogato? Non adoriamo da molte stagioni Dexter, il killer dei serial killer? Ora è arrivata Carrie. Possiamo amarla e odiarla. Possiamo ritenerla sempre troppo sopra le righe e sempre assolutamente nel giusto. Possiamo non capirne l’abnegazione professionale e quella verso un uomo così ambiguo. Possiamo ammirare il suo intuito e provare vergogna per lei.

Non possiamo però restare indifferenti. Perché Carrie quanto a genialità positiva mista a follia distruttiva, abbrutimento d’amore misto a purezza del sentimento, caparbietà professionale mista ad arroganza visionaria, non è seconda a nessuno. E non deve chiedere scusa a nessuno. Ecco. Semplicemente, lei è così.

È questa sfacciata, affascinante, disturbante complessità a rendere Carrie Mathison uno dei personaggi femminili più interessanti del racconto televisivo odierno.