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Melissa McCarthy: come passare dall’autoironia all’autostima

L’attrice comica oversize protagonista di Corpi da reato (e prima di Le amiche della sposa) dimostra che si può diventare una star a prescindere dalle misure fisiche

In Inghilterra la trovano grassa al punto da correggerne il volto e la silhouette su l’affiche. Ma lei, affinata e smagrita dall’impietoso photoshop inglese, non smette di sfidare i detrattori dalla locandina di Corpi da reato con aria sfrontata. Perché Melissa McCarthy di determinazione ne ha avuta parecchia, lasciando la fattoria dell’Illinois per mordere la Mela e godersi il suo boccone di mondo.

Outsider di misura, trionfa nel mondo scintillante e alieno di Hollywood guadagnandosi la copertina di Elle, che celebra il suo talento e compensa il risonante successo delle sue curve dentro un cappotto oversize. Cappotto di cashmere e omologazione (ai modelli imperanti) che fa arrabbiare le lettrici sotto e oltre la “46”, che ritengono sia servito ad occultare le grazie di Melissa invece di esaltarle, ma sembra soddisfare il magro ego di Rex Reed.

Critico cinematografico del The New York Observer, Reed ha assimilato l’attrice a un grosso cetaceo e a un trattore, “dissertando” sull’obesità con toni da caporale piuttosto che da gentiluomo: “obesa e odiosa”, la definisce nella recensione del suo ultimo film, Identity thief. Diffidente verso il fenomeno McCarthy, che spiega solo con e per le generose proporzioni, ha ricevuto da Melissa poche parole e poca considerazione. La ragazzona di Plainfield non ha tempo per polemizzare (anche se definisce Reed “uno che nuota in un mare d’odio” in un’intervista al New York Times), ma fisico per affermarsi e posare nelle taglie comode di Marina Rinaldi.

In sala e al fianco di Sandra Bullock, nel buddy movie di Paul Feig (Corpi da reato), Melissa è l’attrice del momento, capace più di uno specchio di afferrare la propria immagine. Vedere e vedersi, questo è il segreto di un successo senza misura e misure (standard). Talento comico caustico e conforme alle sue forme, l’attrice americana muove i primi passi e innesca abilmente l’ilarità nello show televisivo della cugina Jenny McCarthy, ‘attrice’ e playmate sul numero 481 di Playboy. L’intervento alla trasmissione le procura ruoli secondari al cinema ma è la televisione a offrirle l’occasione della vita col personaggio di Sookie St. James, cuoca perfezionista e irresistibile nella serie Una mamma per amica.

Elle_McCarthyPoi l’umorismo straripante sfonda i confini del piccolo schermo col suo peso (reale e metaforico), esprimendosi pienamente al cinema dove il pubblico le riserva applausi e apprezzamenti. Esuberante e disinibita, Melissa provoca spasmi di gioia allo spettatore che piange nel momento stesso in cui si scuote dal ridere. Nata intorno agli anni Settanta (di una signora non si rivelano mai gli anni figuriamoci il peso), Melissa McCarthy ha dimostrato al mondo e a tutte le fanciulle oversize che non esiste un modello unico di bellezza e per esprimere la sua sceglie come primo strumento il corpo. Corpo ‘in esubero’, rispetto al paradigma hollywoodiano, che si eccita invece di inibirsi.

Sullo schermo si misura tronfia col tipo fisico perfetto, che troppo spesso incentiva paragone e senso di inadeguatezza, affiancando colleghe sottili come Kristen Wiig, Rose Byrne o Sandra Bullock, portatrici di un tratto altero e seccamente seduttivo. E di seduzione ferisce pure la nostra rotonda eroina, che in una memorabile sequenza diretta da Paul Feig (Le amiche della sposa) sfodera faccia tosta e caviglia robusta per (in)trattenere un imbarazzato compagno di volo (pindarico), conquistato a terra (e tra le lenzuola) dal suo fascino debordante e chiassoso. Questa sequenza e quell’interpretazione le valgono la candidatura agli Oscar e il Golden Globe nel 2012, che fanno il paio con l’Emmy Awards dell’anno prima come migliore interprete in una commedia televisiva (Mike & Molly).

Sfrenata e ‘balorda’ amica della sposa, strizzata dentro un improbabile abito da cerimonia, Melissa infila l’incandescenza del comico, rigettando qualsivoglia negoziazione. Damigella piena di orgoglio e altrettanta meraviglia fecale, la sua zelante Megan imbocca la via per l’altare incrinando con umorismo rude la glassata piacevolezza delle torte nuziali e le patine ideologiche di tante commedie matrimoniali. Parte integrante della comicità iperbolica di Melissa è il peso fisico e carnale della corporeità, che si combina con gli elementi verbali, insieme trucidi e sentimentali, scorretti e demenziali.

Genio comico che non conosce restrizioni alimentari e ha un gusto decisamente scatologico, quello di Melissa è un istinto irriverente che ha fatto pratica negli stand-up comedy e si è perfezionato (senza ingentilirsi) ruolo dopo ruolo nello studio legale di Samantha chi?, nella clinica di Private Practice e tra i funny people di Judd Apatow. E toccati dalla sensibilità geek del regista americano, i personaggi di Melissa si evolvono sullo schermo senza rivoluzioni, imparando soprattutto a non essere vittime dei propri limiti e trasformando in comicità bastarda quello che non è in nostro potere cambiare.

Guadagnatasi il ruolo di protagonista nel tempo di una commedia nuziale, Melissa è un terremoto capace di increspare la placida superficie di Hollywood, esplorando esperienze e modi di essere alternativi, trasformando l’eccesso in espressione artistica, il poco attraente in seduzione, il grasso in ‘sottile’. Tra un cazzotto e un développé, Melissa McCarthy consegna alle donne un’arma con cui reagire, risalendo la china, dall’autoironia all’autostima.