Scienza e innovazione
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Formazione, impresa, energia. Così Costanza Cestelli promuove gli italiani all’estero

Se un paese non è recettivo alla competenza bisogna svegliarlo con la sfrontatezza. The Italians è un progetto di 15 membri interni, ma anche di tutti coloro che, connettendosi al suo hub, partecipano al making of delle sue proposte per rendere tutto più efficiente

“Sono una zingara e la cosa che so fare meglio è studiare”.

Mettete da parte i cliché su secchione e avventuriere: non ce n’è uno che le stia bene. Se fosse un oggetto, Costanza Cestelli sarebbe una bussola: orientamento, misura e nuove scoperte sono il suo pane. 23 anni, meticcia (romana e ferrarese), studentessa presso l’institute for development policy and management di Manchester, dirige – insieme al co-fondatore, Francesco Cancellato, che definisce il suo personale deus ex machina – The Italians, il primo think tank nostrano di policy making che intende “riportare l’eccellenza italiana nel mondo al servizio del paese”. Costanza ha messo insieme 15 ricercatori e accademici italiani sparsi per il globo, li ha divisi in 3 panel di ricerca – formazione, impresa, energia – e con loro si è gettata nell’impresa di elaborare 3 proposte di legge, che saranno messe a disposizione del governo a maggio. Chi glielo ha chiesto? Nessuno, ma è nata negli anni ’90, quando le certezze sui partiti hanno cominciato a vacillare: le viene più facile credere nel cittadino al servizio della politica che al suo contrario.

Quando si è presentato in Senato per chiedere la fiducia, Renzi ha esordito dicendo che la sua squadra si sarebbe avvicinata alle istituzioni in punta di piedi. La squadra di Costanza, invece, farà passi rumorosi. Per due ragioni: se un paese non è recettivo alla competenza bisogna svegliarlo con la sfrontatezza; i passi degli Italians non saranno solo quelli dei suoi 15 membri, bensì di tutti coloro che, connettendosi al suo hub, partecipano al making of delle sue proposte.

The Italians non è un istituto di ricerca, né un salottino di nerd che sbrodolano dati incomprensibili. Non è un circolo chiuso, ma un ufficio a servizio degli italiani, un laboratorio che vuole dare forma alla sostanza cui la svalutazione continua delle capacità impedisce di emergere. Maieutica 2.0? Anche. Soprattutto, The Italians crede nell’effetto leva: da una migliore efficienza delle strategie, si ottengono output così consistenti da permettere di elaborare riforme meno gravose e impattanti, che abbiano un costo contenuto (le proposte di legge a cui sta lavorando il team sono tutte a budget limitato, in certi casi zero, ovvero quanto è il guadagno di ciascuno dei ragazzi, che sono tutti volontari senza scopo di lucro). A tale efficienza si consacra la mission di The Italians, che vuole  incidere nelle piccole realtà, migliorando la prestazione, per dirne un paio, prima che dell’Università, dello studente e prima che di Confindustria, del tessuto imprenditoriale. Un esempio: la banda larga, la cui assenza in vaste zone del nostro paese è per molti una delle cause principali dell’isolamento delle pmi. Sbagliato: prima che della banda larga, ci si deve occupare dell’alfabetizzazione informatica degli imprenditori.

Il policy making si inserisce perfettamente in questo modello, poiché disciplina il momento che precede l’avvio di una innovazione, facendo in modo che essa venga adottata solo dopo che le sue conseguenze sono state ponderate e che l’ambiente in cui andrà a incidere è stato ritenuto pronto ad accoglierla. Il tutto attraverso il costante coinvolgimento dei cittadini, fissato su obiettivi precisi.

Centrare la domanda per centrare la risposta. La Castelli l’ha imparato nell’università inglese, dove “te lo puoi scordare di passare una prova imbastendo quattro chiacchiere” (questa è solo una delle lezioni che i nostri cervelli in fuga sono pronti a metterci a disposizione nei fatti, rendendole ordinamento).

“La competenza è misurabile”: è il motto di questa ventitreenne inarrestabile. Ci spiega che la declinazione anglosassone di meritocrazia non l’abbiamo capita: non è necessario essere i più giovani e titolati, ma osare, rischiare, essere pronti prima di sentirsi pronti, traducendo la cultura in azione. Nel nord Europa i think tank di giovani sono numerosi e hanno peso nella società civile e nei governi. Da noi non succede perché viviamo nella soggezione dei tribunali accademici, non sappiamo creare dei ponti tra atenei e lavoro, non sappiamo credere in chi è competente anche se non risponde ai canoni dell’eccellenza formale, tanto che l’eccellenza spesso non sappiamo individuarla.

La nuova fase di The Italians, che culminerà nelle proposte di legge, coincide con la sua apertura al pubblico. Dopo un primo momento in cui si è creata la line up, si punta ora a coinvolgere gli italiani. Studenti, imprenditori, gente comune. Non è facile: Costanza trova difficoltà a stimolare la partecipazione dei nostri connazionali. Tuttavia, ha la stoffa per riuscirci. E’ colta, cosmopolita, mondana, bella (assomiglia a Liv Tyler), poliglotta, caciarona e lavora da quando aveva 19 anni: mentre si faceva le ossa alla Sapienza di Roma, studiando scienze politiche, ha lavorato, per esempio, nella missione preparatoria a Rio+20, nell’ufficio affari economici dell’ambasciata italiana. Girando per il mondo ha conosciuto  Cancellato, ricercatore ed esperto di economia creativa, senza il quale The Italians non sarebbe nato.

La stessa passione con cui parla di Francesco, illumina Costanza quando presenta anche tutti gli altri ragazzi. “Vogliamo dimostrare – dice – che 15 pischelli con una connessione internet e skype possono rialzare un paese”.