Politica ed Economia
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Celeste Margens in lotta per l’istruzione femminile, un assorbente alla volta

Nel sud del mondo le mestruazioni sono tabù, e durante il ciclo le ragazze perdono giorni (e mesi) di scuola, spesso con il risultato di abbandonare gli studi. Ma la fondatrice di Days for girls è passata al contrattacco

Le nostre nonne “in quei giorni” non prendevano sole, non si lavavano i capelli, non toccavano le piante altrimenti si credeva si sarebbero seccate e neanche mescevano il vino, per evitare di trasformarlo in aceto. Oggi sappiamo che non c’è bisogno di tutte queste limitazioni. La pubblicità ci dice che possiamo metterci i jeans bianchi, fare la ruota e persino lanciarci col paracadute: basta avere la protezione adatta. Interni, esterni, con le ali, per il giorno e per la notte, esiste un’ampia varietà di assorbenti tra i quali scegliere il tipo che risponde meglio alle esigenze di ognuna.

Ma immaginiamo per un attimo di non avere niente di tutto questo a disposizione. Cosa altro potremmo utilizzare per non interrompere le normali attività per 4/5 giorni al mese? Milioni di ragazze e donne nel sud del mondo cercano di ovviare alla mancanza di assorbenti come meglio possono: alcune usano foglie, altre pagine di giornale, oppure l’involucro che avvolge le pannocchie, addirittura pietre che possano limitare o bloccare il flusso.

“Lavoravo da anni nell’ambito dei progetti di sviluppo” racconta Celeste Margens, fondatrice di Days for girls, l’organizzazione che ha come scopo primario garantire la dignità e la salute intima delle adolescenti. “Un giorno mi sono trovata a visitare un orfanotrofio a Kibera, uno slum di Nairobi. Era subito dopo i disordini per le elezioni del 2008, che avevano provocato molte vittime fra i civili lasciando tanti bambini senza più una famiglia a vagare per le strade in cerca di cibo e rifugio. I dormitori erano superaffollati, i letti a castello si ammassavano uno di fianco all’altro. È stato allora che mi sono chiesta: cosa fanno le ragazze durante il ciclo? Come si garantiscono un minimo di privacy e di igiene? Ero sorpresa di non essermi posta questa domanda prima ma rimasi ancora più sorpresa per la risposta: niente. Aspettano che passi restando a letto o sedute su un pezzo di cartone”.

Potrebbe sembrare un inconveniente sgradevole ma tutto sommato secondario se non si leggessero in prospettiva le statistiche relative alla frequenza scolastica e alla violenza sessuale. Solo il 50% delle bambine nei paesi in via sviluppo conclude la scuola primaria e il 90% delle ragazze tra i 12 e i 17 anni deve rinunciare all’istruzione per aiutare la famiglia. È proprio la pubertà il “punto di non ritorno”, il momento che le rende socialmente vulnerabili e sancisce la discriminazione. Se parlare di mestruazioni è tabù, se si è costrette a vivere isolate durante il ciclo, ci sono più alte possibilità di perdere giorni (e dunque mesi) di scuola con il risultato di un maggiore abbandono scolastico, il rischio di subire violenze dai professori in cambio di un accesso più frequente ai bagni e una maggiore probabilità di matrimoni e gravidanze precoci.

“Il giorno dopo la mia visita all’orfanotrofio ho raccolto fondi tra i miei amici e abbiamo spedito il necessario per le ragazze per 5 mesi, ma ci siamo resi conto che non sarebbe bastato a risolvere il problema. Anche se avessimo continuato a spedire soldi, non eravamo sicuri che sarebbero stati utilizzati per comprare gli assorbenti. In condizioni di tale indigenza la prima cosa alla quale si pensa è il cibo. Oppure si conservano i soldi per momenti di maggiore necessità. Inoltre è difficile eliminare gli assorbenti di cotone dove non esiste lo smaltimento dei rifiuti. Perciò abbiamo cominciato a studiare con le ragazze la soluzione adeguata. Con l’esperienza si è arrivati alla composizione ‘ideale’ del kit. Ogni assorbente viene ricavato da una pezza di tessuto cucita doppia e piegata in 3 per dare maggior spessore. C’è anche la versione ‘con le ali’ per permettere una maggiore libertà nei movimenti”.

Il materiale utilizzato è il cotone di flanella, che trattiene meglio i liquidi e richiede minore acqua durante il lavaggio. Ogni kit, fatto per durare circa 2 anni, è composto da 8 assorbenti, un paio di mutandine e un piccolo asciugamano inseriti in una borsettina in fantasia abbinata che consente di portare con sé il necessario senza che sia immediatamente riconoscibile, in modo che le ragazze non vengano prese in giro dai compagni di scuola.

In cinque anni l’organizzazione è cresciuta alla velocità della luce e oggi può contare su migliaia di volontari che da Stati Uniti, Australia, Canada e Nord Europa spediscono i kit in oltre 50 paesi in Africa, Asia e America Latina. Alcune delle comunità del sud si sono organizzate con delle macchine da cucire e realizzano i kit direttamente in loco creando una occasione di guadagno per le donne coinvolte nella confezione.

“Ogni ragazza ha diritto a tutelare la propria dignità anche attraverso l’accesso a pratiche igieniche che preservino la sua salute” conclude Celeste Margens. “Gli studi confermano che solo se facciamo studiare le bambine possiamo spezzare il circolo della povertà. Una ragazza istruita alleverà meglio i propri figli e avrà più risorse per provvedere al loro sostentamento, migliorando le condizioni di vita di intere famiglie e villaggi. So che può far sorridere ma lo slogan di Days for Girls recita ‘Vogliamo la pace nel mondo. Un assorbente alla volta’. E migliaia di ragazze in tutto il mondo ci credono davvero.”