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#NOICISIAMO: per una vera rappresentanza di genere

Dal 1 al 16 ottobre 2013 il governo federale degli Stati Uniti interrompeva tutte le attività non essenziali, non potendo più finanziarle. Iniziava il cosiddetto shutdown, che ha avuto un costo monetario di 24 miliardi di dollari circa. Il costo umano, poi, è stato incalcolabile, con 800.000 lavoratori rimasti oltre due settimane senza stipendio, l’interruzione di programmi di ricerca clinica salva vita e la chiusura temporanea di molti programmi di assistenza sociale, tanto per menzionarne alcuni.

Il motivo dello “spegnimento” era il mancato accordo tra il congresso (a maggioranza repubblicana) e il senato (a maggioranza democratica) sull’approvazione della legge finanziaria, che prevedeva, tra le altre cose, l’entrata in vigore della riforma sanitaria di Obama. Dopo oltre due settimane, i due partiti sembravano talmente arroccati sulle loro posizioni da rendere quasi impossibile ogni soluzione.

In questo contesto, un gruppo di senatrici prendeva in mano la situazione e, raggiungendo un accordo bipartisan, permetteva di sbloccare un Paese oramai in stand-by. Secondo Susan Collins, una delle artifici della manovra, non è un caso che a raggiungere l’accordo sia stato un gruppo di donne: “Anche se abbiamo differenze ideologiche, siamo abituate a lavorare collaborativamente”.

Questo è un esempio eclatante ma certamente non l’unico di quanto le donne possano avere un impatto positivo sulla gestione della cosa pubblica, quando viene loro garantita un’equa rappresentanza. Secondo uno studio dell’Università di Princeton, infatti, le donne impegnate in politica, indipendentemente dal partito di appartenenza, si fanno portavoce dei problemi della parte più vulnerabile della popolazione con più frequenza rispetto ai loro colleghi uomini. Il problema è che, spesso, non vengono ascoltate. Sostiene quindi lo studio che affinché la presenza femminile in parlamento si traduca in buone politiche pubbliche, le legislatrici devono muoversi in un contesto di reale parità con gli uomini.

In parole povere, le donne devono esserci e ed essere in un numero sufficiente da garantire loro peso e autorevolezza. Partendo proprio da questa convinzione, insieme a Valeria Fedeli, tante donne e qualche uomo coraggioso abbiamo fatto partire una petizione su Change.org, per chiedere a deputati e senatori di tutte le forze politiche di modificare l’Italicum affinché garantisca una presenza paritaria di uomini e donne in parlamento.

Come spiega Valeria nel suo editoriale per Donneuropa, infatti, l’Italicum, pur rappresentando un passo avanti rispetto al passato perché garantisce che il 50% dei candidati nelle liste siano donne, non promuove una rappresentanza paritaria femminile in parlamento, a causa di un’anomala alternanza di genere “due a due” che permetterebbe che i primi due candidati in lista in ogni collegio (spesso gli unici eleggibili) siano sempre uomini.

Una prospettiva, questa, inammissibile nel momento politico di valenza storica che stiamo vivendo. Abbiamo, oggi, per la prima volta in decenni, l’opportunità reale di voltare pagina e costruire un futuro nuovo a partire dalla politica, con un parlamento profondamente rinnovato, nelle pratiche e nelle ideologie. Non è possibile pensare di farlo lasciando indietro metà della popolazione, peraltro proprio quella metà con le migliori performance accademiche e il più forte impegno nel sociale. Le donne possono e devono essere in prima linea insieme agli uomini se vogliamo scrivere un futuro nell’interesse di tutti e di tutte.

Donne e uomini di diversi schieramenti politici si stanno mobilitando, nei gruppi parlamentari e nelle organizzazioni della società civile, per chiedere una modifica dell’Italicum che garantisca una vera rappresentanza di genere. Ora c’è bisogno che tanti cittadini e cittadine facciano lo stesso, firmando la nostra petizione #NOICISIAMO su Change.org. Diciamolo forte e chiaro: non si costruisce il futuro del Paese lasciando le donne al secondo (o al terzo) posto.