Cultura e spettacoli
Approfondimento, di ,

Jo March, agenzia letteraria femminile plurale

Il caso di Nord e Sud: seimila copie vendute per la prima traduzione italiana del romanzo di Elizabeth Gaskell, ora anche una serie su LaEffe. Alle spalle la piccola casa editrice fondata da Valeria Mastroianni e Lorenza Ricci

Un libro che vende seimila copie, nel mercato italiano di oggi, è un libro tendenzialmente di successo. Chiunque lo pubblichi, e sempre, certo, che non si tratti di un libro di Saviano o Faletti o Fabio Volo. Ma se questo libro che vende seimila copie è pubblicato da un editore microscopico sostanzialmente sprovvisto di una struttura promozionale e distributiva canonicamente intesa, allora ci troviamo di fronte a un autentico caso editoriale.

Loro sembrano non rendersene nemmeno conto, ma quella delle due ragazze intelligenti e temerarie che nell’autunno del 2011 hanno messo in piedi la casa editrice Jo March esordendo con la prima traduzione italiana del romanzo più famoso della scrittrice inglese di metà Ottocento, Elizabeth Gaskell, un romanzo che ha un titolo perfetto come Nord e Sud e al di là della Manica viene fatto studiare sui banchi di scuola, è una favola in piena regola.

Valeria Mastroianni e Lorenza Ricci, due anni fa, non hanno fatto altro che pubblicare il romanzo che avrebbero voluto trovare in libreria se fossero state – come lo erano state fino a un attimo prima – semplici lettrici appassionate di narrativa inglese e americana del diciannovesimo secolo. Quel titolo della Gaskell, per qualche misterioso motivo, in Italia mancava, e allora loro, che dopo la laurea avevano fatto esperienza nel piccolo mondo dell’editoria umbra, hanno pensato bene di cominciare con lei la loro nuova avventura: fondare una casa editrice che fosse anche un’agenzia letteraria.

Facendo base a Perugia, dove la Mastroianni, calabrese classe 1983, aveva studiato lettere e la Ricci, tifernate classe 1980, era sbarcata dopo essersi laureata in Semiotica a Bologna, da Eco. Avevano scelto un nome che più eloquente non si poteva (Jo March, protagonista di Piccole donne, è l’eroina simbolo di un intero immaginario letterario molto femminile e per certi versi femminista), e conoscevano benissimo il sottobosco di lettori forti e fortissimi che sul web da tempo davano vita a tutta una serie di blog, forum e comunità virtuali dedicate a quel genere letterario. Lo conoscevano, lo frequentavano, e sapevano bene quanti, come loro, avrebbe voluto poter leggere in italiano quel romanzo dimenticato da editoria mainstream e indipendente di casa nostra, e che in molti, peraltro, avevano già divorato in lingua originale.

“Al momento dell’uscita del libro”, spiegano loro adesso, “avevamo già venduto duecento copie, in un mese cinquecento”. Numeri significativi. Poi però è venuta la parte difficile, quella che mette in crisi più o meno tutti i piccoli editori: la fase della promozione e della distribuzione. La Jo March poteva contare solo sulle forze di Valeria e Lorenza, che si occupavano di tutto, dall’inizio alla fine: impaginazione, rapporti con la tipografia, ufficio stampa, contatti con le librerie. Sì, perché le ragazze hanno ben presto capito di doversi tenere alla larga dai contratti capestro proposti agli indie dai grandi distributori nazionali. “Abbiamo provato a parlare con alcune società distributrici regionali, ma non c’era nessuna convenienza reale”, dicono. E insomma, non rimaneva che fare nella maniera più elementare e diretta: alzare il telefono e mettersi a chiamare i librai. Più librai possibile, in tutta Italia.

Oggi sono più di duecento, dalla Sicilia al Trentino, i librai che distribuiscono la Jo March. Anche se all’inizio, raccontano, non è stato facile. “Ma a un certo punto sono stati gli stessi lettori, che erano venuti a conoscenza dell’uscita di Nord e Sud via internet, ad andare a chiederlo in libreria. Così si è scatenato un circolo virtuoso”. Che pian piano ha fatto lievitare le ristampe e le vendite del romanzo. Fino ad arrivare, e il conto si riferisce alle ultime settimane del 2013, a quota seimila copie. Un’enormità.

E pensare che la stampa nazionale ha praticamente ignorato il libro. Il che induce a riflettere, e nemmeno poco, sul modo di promuovere libri tuttora imperante nel nostro paese, dove ormai una buona rassegna stampa fa bene all’orgoglio molto più che al portafogli di editori e autori. Se non vai da Fazio, in televisione, coi giornali sposti poco o niente. Fatta eccezione per i soliti grandi nomi, chiaro. In ogni caso, la nuova frontiera sembra sempre di più il web. E non sparando nel mucchio, ma intercettando le tante piccole comunità online specializzate o iper-specializzate.

Nord e Sud a parte”, spiegano Valeria Mastroianni e Lorenza Ricci, “ci eravamo rese conto che un progetto editoriale come Jo March in Italia mancava. Occuparsi solo di quel genere particolare ci permette di fidelizzare i nostri lettori, che per la stragrande maggioranza sono donne, con cui spesso abbiamo un rapporto diretto e intenso. E infatti anche gli altri titoli usciti finora hanno venduto piuttosto bene. Non ai livelli della Gaskell, ma tutti superando le cinquecento copie”.

Naturalmente conta anche, oltre alla qualità intrinseca di Nord e Sud, quella della traduzione. Che le ragazze hanno affidato a Laura Pecoraro, verso la quale sono state indirizzate da Marisa Sestito, professoressa dell’Università di Udine e già traduttrice della raccolta di racconti della Gaskell Storie di bimbe, di donne, di streghe (Giunti, 1999): “Ci ha lavorato oltre due anni, il tempo che noi abbiamo impiegato per organizzarci e chiarirci meglio le idee. È un testo difficilissimo, con molte parti in slang ‘mancuniano’ che solo pochi saprebbero riportare in italiano”.

Negli ultimi tempi le richieste per Nord e Sud si sono nuovamente impennate. Merito, guarda un po’, della televisione. E più precisamente di LaEffe, il canale digitale del gruppo Feltrinelli, che nelle settimane scorse ha trasmesso una mini-serie britannica, prodotta anni fa dalla Bbc, ispirata al romanzo della Gaskell. “LaEffe ha iniziato a trasmettere degli adattamenti per il piccolo schermo dei romanzi di Jane Austen, facendosi così subito conoscere dal pubblico che ama i cosiddetti period drama. Sono stati questi appassionati a richiedere la messa in onda di Nord e Sud”.

A quel punto LaEffe ha chiesto a Jo March di realizzare fascette e locandine per pubblicizzare la serie, che poi sono finite nei punti vendita Feltrinelli di tutta Italia. E in coda allo sceneggiato, come d’abitudine, è stato anche trasmesso un booktrailer del libro. “Fanno pubblicità a un titolo che vendono nei loro negozi, dove siamo arrivati all’inizio del 2012, e che hanno già acquistato da noi”. Così ci guadagnano tutti.

E adesso? La favola di Jo March continua. Sono in cantiere già nuovi titoli, tutti dello stesso filone, vecchi, belli e inediti in Italia, tra i quali anche uno di Louisa May Alcott. A maggio la piccola casa editrice perugina andrà alla Fiera del Libro di Torino, ma per il momento la formula non cambia: grande lavoro di ricerca, tessitura certosina di una preziosa rete di contatti più o meno virtuali e totale abnegazione alla causa. La sopravvivenza del mercato del libro in Italia come altrove passa da esempi come questo, dall’intraprendenza e dalla capacità di battere nuove strade e, soprattutto, di cavalcare con convinzione la propria diversità.